Ten thousand years ago, a vast and fertile plain existed that linked the British Isles to Europe. Home to a tribe of simple hunter-gatherers, Northland teems with nature’s bounty, but is also subject to its whims.
Fourteen-year-old Ana calls Northland home, but her world is changing. The air is warming, the ice is melting, and the seas are rising. One day Ana meets a traveler from a far-distant city called Jericho—a town that is protected by a wall. And she starts to imagine the impossible.... |
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Stephen Baxter è un autore di SF piuttosto prolifico. Delle sue opere tradotte in italiano ho letto e molto apprezzato solo le due appartenenti al ciclo degli Xeelee, Infinito e Ring, avendo con cura evitato le derivazioni di Odissea nello Spazio. Baxter ha scritto anche una trilogia di storia alternativa, Northland Triology di cui questo Stone Spring è il primo volume, che mi ha incuriosito tanto da spingermi a leggerlo.
Il tema è accattivante, anche se non particolarmente innovativo, almeno al livello di questo primo volume, e parte dall'ipotesi che una improvvisa caduta meteorica, mai avvenuta nella nostra realtà, abbia spostato il termine della ultima glaciazione fino all'epoca neolitica, e quindi quello che è attualmente il bacino del Mare del Nord fosse ancora terra emersa, in pericolo di essere gradualmente sommersa, quando gli umani avevano già raggiunto un livello di sviluppo tecnologico adeguato a pensare di costruire una diga che impedisse alle acque crescenti di invadere quella parte dell'Europa.
Non ho idea di quali conseguenze per la nostra civiltà Baxer abbia derivato da questa salvaguardia di una specie di zona di incontro, un crogiulo di tendenze diverse, che aveva immaginato fosse questo bacino al bordo dei giacciai nordici, perché non ho intenzione di leggere i seguiti.
La ragione principale di questa decisione è ovviamente che il romanzo non mi è piaciuto, ma posso anche cercare di spiegare almeno alcune delle ragioni per cui non mi è piaciuto.
Intanto il presupposto stesso della storia, che non è una storia alternativa, perché se ci fosse stato un ritardo della graciazione, avrebbe anche influito sullo sviluppo sociale degli umani, mentre Baxter li presenta come se si fossero sviluppati indipendentemente dalla copertura glaciale.
Poi, per far diventare critico il destino di una zona assolutamente marginale, come quella del bordo della glaciazione in un momento in cui si stavano sviluppando le grandi civiltà mediterranee e cinesi, deve far convergere in quel punto interessi e influenze da quasi tutte le regioni circostanti e anche da grandi distanze. La costruzione cioè di uno scenario ad hoc, non una storia alternativa.
Inoltre i personaggi sono spesso irritanti, esagerati nella loro caratterizzazione, costruiti per svolgere la funzione prevista dalla trama e basta. Anche le varie tribù presenti in un'area sostanzialmente ristretta sono differenziate sia culturalmente che fisicamente in un modo onestamente incomprensibile, se non per esigenze di copione.
Il risultato è una storia che non coinvolge e che non spinge a continuare.
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